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giovedì 10 gennaio 2013

Michael J Fox protagonista di una serie tv sul morbo di Parkinson


Sono passati ventidue anni da quando Michael J Fox, allora all'apice della sua carriera, si vide diagnosticare il morbo di Parkinson, una malattia che cambiò radicalmente la sua vita: oggi, grazie a un farmaco in grado di tenere sotto controllo i sintomi, l'attore torna in tv con un ruolo da protagonista in una serie comica che si basa proprio sulla sua esperienza. Nella comedy in onda il prossimo autunno sulla Nbc, Fox interpreta un giornalista che, costretto a lasciare il lavoro in seguito alla diagnosi del Parkinson, torna sulle scene grazie a una nuova terapia.
Padre di tre figli, il protagonista della serie - ancora senza nome - vive e lavora a New York, e affronta la vita e la sua malattia con una forte dose di irriverenza, atteggiamento comune anche a Fox, diventato "oggetto di pietosa ammirazione" per la sua battaglia contro il Parkinson: "E' uno show per famiglie, il protagonista gestisce i rapporti di lavoro e quelli personali così come il suo status di personaggio pubblico, cosa che si avvicina molto alla realtà -  - ha spiegato Jennifer Salke, presidente della Nbc - Ovunque vada, riceve standing ovation e pacche sulle spalle, viene messo su un piedistallo dal resto del mondo, ma in realtà è una persona normale, che si sente frustrata e si arrabbia all'idea di rimanere seduto a casa a non fare nulla". 

Ancora ignoti i nomi di chi affiancherà Fox sul set, ma proprio in questi giorni l'attore dovrebbe incontrare alcune attrici che potrebbero ricoprire il ruolo della moglie del protagonista. Resta infatti poco tempo per le riprese, tenendo conto del fatto che la messa in onda è prevista per settembre, data che rientra nel piano di rilancio della Nbc per il 2013: la serie andrà probabilmente a occupare il posto del fortunato - e longevo -  '30 Rock', il cui ultimo episodio andrà in onda a gennaio, e di 'The Office', che terminerà in primavera.
Si tratta di un vero e proprio ritorno alla recitazione per Fox : dopo il successo di film come 'Ritorno al futuro' e 'Vittime di guerra', l'attore ha dovuto diradare notevolmente i propri impegni lavorativi a causa del Parkinson, arrivando a ritirarsi nel 2000 per l'aggravarsi della malattia. Da allora, Fox si è limitato a qualche cameo in serie tv come 'Scrubs', 'Rescue me' e 'The Good Wife', portando avanti parallelamente iniziative in favore della ricerca scientifica.

Tratto da: http://it.tv.yahoo.com/blog/tv-star/michael-j-fox-protagonista-serie-tv-morbo-parkinson-111550169.html

venerdì 14 dicembre 2012

Il segreto di Pretty Woman


Com’è possibile che alla ventiduesima replica «Pretty Woman» abbia radunato ancora davanti al video quasi cinque milioni di persone? Esiste un filo onirico che unisce Cenerentola a Sissi, Sissi alla prostituta di Julia Roberts e la prostituta alle eroine di «Twilight» e delle «Cinquanta Sfumature»? E’ così originale la vicenda di un miliardario che affitta una escort (una sola, poi) per qualche cena elegante? 

Le domande sono molte e, poiché esiste la fondata ipotesi che una delle ventidue repliche vi abbia attraversato la retina, non starò a ripercorrere la trama del film per filo e per segno. Basterà ricordare che «Pretty woman» racconta la fiaba d’amore fra una moderna cenerentola e un moderno principe azzurro: un finanziere prima della crisi dei mutui, quindi ancora circonfuso da un alone immacolato di irresistibilità. Ma un sogno esclusivamente materialista sarebbe evaporato in fretta. Se l’immaginario delle donne è rimasto segnato per sempre, ci deve essere qualcosa che agisce a livelli più profondi. Ho il sospetto che sia il rovesciamento dei ruoli nell’interiorità. La prostituta è povera e volgare, ma si vuole bene. Il manager è ricco e raffinato, ma si detesta. Il più disgraziato dei due, alla fine, è lui. Infatti la escort può anche ricominciare a vivere senza il lusso garantitole dal finanziatore. E’ il manager che si sente sperduto senza l’energia vitale della ragazza. Andando a riprenderla, non salva lei, ma se stesso. Meglio, si salvano a vicenda. Perché cos’è in fondo l’amore, se non l’eterna storia di due naufraghi che decidono di salvarsi a vicenda?  


Tratto da: http://lastampa.it/2012/12/14/cultura/opinioni/buongiorno/il-segreto-di-pretty-woman-E7YckqNo4PC7ulqQFpd1ZJ/pagina.html

lunedì 29 ottobre 2012

Ultima fermata Dallas


Dopo Silvio, anche J. R. ha fatto un passo indietro, precipitando in un burrone di sbadigli che ha costretto Canale 5 a sospendere la nuova serie di Dallas già alla seconda puntata. Ogni tanto la vita sa offrire coincidenze ineffabili. Chi fra voi è diversamente giovane ricorderà come la saga dei petrolieri texani abbia segnato il destino pubblico del Cavaliere. Prima di Dallas, un imprenditore in carriera come tanti. Dopo Dallas, il rabdomante dei gusti popolari che acquista uno sceneggiato americano rottamato dalla Rai e trasforma Canale 5 e se stesso in fenomeni televisivi di massa. Esagerando un po’, ma neppure troppo, senza Dallas non avremmo avuto il ventennio berlusconiano. Fu quel telefilm a lanciare la tv commerciale in Italia e a rieducare al ribasso i palati degli italiani, abituandoli al lusso volgare, alla ricchezza ostentata, al cinismo simpatico e agli altri stereotipi con cui la cultura pop degli Anni Ottanta ha innervato la proposta politica del berlusconismo.  

La riproposizione, trent’anni dopo, di quei valori di sfrontato materialismo va letto come l’ultimo tentativo di restare aggrappati a un mondo della memoria. L’esito è stato inevitabilmente patetico. La seconda serie di Dallas, con i divi incartapecoriti che si muovevano fra giovani affamati di denaro e potere, restituiva l’atmosfera falsamente allegra di certe «cene eleganti» o, nei momenti peggiori, dei vertici di palazzo Grazioli. E la faccia liftata dell’ottantenne J.R. richiamava inesorabilmente quella che ieri, col sopracciglio sinistro ormai paralizzato dal bisturi, ha letto sul gobbo di una telecamera il suo testamento politico.