venerdì 13 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
Le mie Fotografie
martedì 10 aprile 2012
La Casta si è fermata a Cuneo
A Cuneo, dove tutti idealmente abbiamo fatto il militare, sono seicento i cittadini che aspirano a fare il consigliere comunale. Seicento su una popolazione di sessantamila anime, poppanti compresi, significa un candidato ogni cento cuneesi. Siamo al delegato di condominio. E mica soltanto a Cuneo. Ventisette liste a La Spezia, sedici candidati per la poltrona di sindaco ad Alessandria, ottocentocinquanta aspiranti consiglieri a Catanzaro e milletrecento a Palermo. L’esperienza suggerirebbe il cinismo: ecco i soliti italiani, buoni a sputar fiele sulla Casta, in realtà smaniosi di farne parte: il titolare di un pacchettino di cinquanta voti potrà farlo pesare al momento delle alleanze, contrattando posti e prebende, alimentando spesa pubblica e familismi assortiti.
Eppure mi voglio illudere che stavolta sia diverso. Che la liquefazione dei partiti della cosiddetta Seconda Repubblica rappresenti un fatto compiuto e i rivoli della società civile abbiano ricominciato a scorrere nell’alveo secco della politica, riempiendolo di una quota inevitabile di lestofanti, mestatori e goliardi (in una comunità montana del Cuneese c’è persino la lista bunga bunga), ma anche e soprattutto di idealisti e di entusiasti. Certe liste naïf hanno nomi palpitanti: Nuvole, Esuli in patria, Politica pulita. Bene comune, I cittadini prima di tutti. E’ un flusso scomposto, in qualche caso sgangherato, ma pieno di passione politica ed energia vitale: quella che i partiti non esprimono più. La democrazia del futuro è nascosta lì in mezzo. L’augurio è che non si faccia guastare dalle cattive compagnie.
Tratto da : http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1155&ID_sezione=56
Eppure mi voglio illudere che stavolta sia diverso. Che la liquefazione dei partiti della cosiddetta Seconda Repubblica rappresenti un fatto compiuto e i rivoli della società civile abbiano ricominciato a scorrere nell’alveo secco della politica, riempiendolo di una quota inevitabile di lestofanti, mestatori e goliardi (in una comunità montana del Cuneese c’è persino la lista bunga bunga), ma anche e soprattutto di idealisti e di entusiasti. Certe liste naïf hanno nomi palpitanti: Nuvole, Esuli in patria, Politica pulita. Bene comune, I cittadini prima di tutti. E’ un flusso scomposto, in qualche caso sgangherato, ma pieno di passione politica ed energia vitale: quella che i partiti non esprimono più. La democrazia del futuro è nascosta lì in mezzo. L’augurio è che non si faccia guastare dalle cattive compagnie.
Tratto da : http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1155&ID_sezione=56
Il pensiero debole 06.04.12 di Luciana Letizzetto
Il comandante Schettino scriverà un libro. Yes. Glielo pubblica una casa
editrice americana. Non vedo l'ora di perdermelo. Non vedo l'ora di
passare in libreria per non comprarlo. Ma per leggerlo bisognerà tenere
il libro inclinato di 70 gradi? Ma sarà capace? Se sa scrivere come sa
pilotare una nave, per leggerlo bisognerà farlo tradurre dai
sommozzatori…
C'è anche un capitolo dedicato alla moldava Dominica. Che prima era amica, poi lo amava, poi dovevano saltarsi sulle piume, adesso se le dici Schettino ti dice: Schettino chi? Ha le idee chiare come lo zio di Avetrana. Schetty dice che vuole raccontare la vicenda dal suo punto di vista. Probabilmente dirà che lui veniva da destra, che lo scoglio non ha rispettato lo stop e che non ha neanche voluto fare il Cid. Ma la cosa che più mi sconvolge non è tanto che lui scriva un libro, e neanche che trovi una casa editrice disposta a pubblicarglielo. E’ che ci sia qualcuno che lo compri… Ma come fai? Vai a mangiarti una pizza, poi ti vedi un po' di tv, e prima di addormentarti ti leggi due pagine di Schettino? Ma chi mai può essere interessato ad comprare ’sto libro? Solo uno che vuole imparare a far incagliare un transatlantico…
Altra notizia. Spostiamoci a Como. Siccome la città è invasa dai piccioni l'assessore provinciale alla cultura ha organizzato un corso di tiro a segno per sparare ai piccioni. Per diventare degli impallinatori di piccioni professionisti. Che uno dice cosa c'entra la cultura con i piccioni? C'entra perché l'assessore è assessore alla cultura e alla caccia. A Como sono insieme. Ma che senso ha?Osei assessore alla cultura, o sei assessore alla caccia, altrimenti è come essere assessore alla pubblica amministrazione e esperto di furto con scasso. Assessore alla sanità e padrone della tabaccheria. Ma la cosa meravigliosa è un'altra. Sai come si chiama l'assessore? Signor Mario Colombo. Come se un politico parlasse di stitichezza e si chiamasse Clistere.Ma capisci?Ma ci vorrebbe almeno un po' di solidarietà della specie… E' come se ci fosse il signor Lepre che spara ai conigli, o il dottor Cernia che pesca le acciughe. E invece quest'uomo ha preso di mira i cugini pennuti e prima ha provato ad avvelenarli, ma non ha funzionato, e allora ha assoldato i serial killer. Naturalmente sono scoppiate le polemiche, gli animalisti sono insorti, e lui si è difeso dicendo: ma scusate, se ci sono topi o scarafaggi si fa la disinfestazione, e allora? Sì, però ai topi non gli spari, e agli scarafaggi neanche. Non è che nelle cantine arriva Rambo col mitragliatore e fa fuori i ratti o che elimini le blatte tirando le bombe amano nei lavandini! Oltre a tutto, metti che il cecchino sbaglia e mi impallina il cane, il gatto o magari il marito che va fuori a buttare la spazzatura? E adesso la situazione è degenerata perché han mandato a Colombo una lettera minatoria con scritto: «Farai la stessa fine dei piccioni». Io una via di uscita ce l'avrei: propongo a Colombo di mettersi vestito di stracci e con un cappello di paglia in mezzo a un incrocio… Può essere che i piccioni si spaventino. C'è solo il rischio che gli defechino addosso. Però sarebbe una novità: un piccione che caga in testa a un colombo.
C'è anche un capitolo dedicato alla moldava Dominica. Che prima era amica, poi lo amava, poi dovevano saltarsi sulle piume, adesso se le dici Schettino ti dice: Schettino chi? Ha le idee chiare come lo zio di Avetrana. Schetty dice che vuole raccontare la vicenda dal suo punto di vista. Probabilmente dirà che lui veniva da destra, che lo scoglio non ha rispettato lo stop e che non ha neanche voluto fare il Cid. Ma la cosa che più mi sconvolge non è tanto che lui scriva un libro, e neanche che trovi una casa editrice disposta a pubblicarglielo. E’ che ci sia qualcuno che lo compri… Ma come fai? Vai a mangiarti una pizza, poi ti vedi un po' di tv, e prima di addormentarti ti leggi due pagine di Schettino? Ma chi mai può essere interessato ad comprare ’sto libro? Solo uno che vuole imparare a far incagliare un transatlantico…
Altra notizia. Spostiamoci a Como. Siccome la città è invasa dai piccioni l'assessore provinciale alla cultura ha organizzato un corso di tiro a segno per sparare ai piccioni. Per diventare degli impallinatori di piccioni professionisti. Che uno dice cosa c'entra la cultura con i piccioni? C'entra perché l'assessore è assessore alla cultura e alla caccia. A Como sono insieme. Ma che senso ha?Osei assessore alla cultura, o sei assessore alla caccia, altrimenti è come essere assessore alla pubblica amministrazione e esperto di furto con scasso. Assessore alla sanità e padrone della tabaccheria. Ma la cosa meravigliosa è un'altra. Sai come si chiama l'assessore? Signor Mario Colombo. Come se un politico parlasse di stitichezza e si chiamasse Clistere.Ma capisci?Ma ci vorrebbe almeno un po' di solidarietà della specie… E' come se ci fosse il signor Lepre che spara ai conigli, o il dottor Cernia che pesca le acciughe. E invece quest'uomo ha preso di mira i cugini pennuti e prima ha provato ad avvelenarli, ma non ha funzionato, e allora ha assoldato i serial killer. Naturalmente sono scoppiate le polemiche, gli animalisti sono insorti, e lui si è difeso dicendo: ma scusate, se ci sono topi o scarafaggi si fa la disinfestazione, e allora? Sì, però ai topi non gli spari, e agli scarafaggi neanche. Non è che nelle cantine arriva Rambo col mitragliatore e fa fuori i ratti o che elimini le blatte tirando le bombe amano nei lavandini! Oltre a tutto, metti che il cecchino sbaglia e mi impallina il cane, il gatto o magari il marito che va fuori a buttare la spazzatura? E adesso la situazione è degenerata perché han mandato a Colombo una lettera minatoria con scritto: «Farai la stessa fine dei piccioni». Io una via di uscita ce l'avrei: propongo a Colombo di mettersi vestito di stracci e con un cappello di paglia in mezzo a un incrocio… Può essere che i piccioni si spaventino. C'è solo il rischio che gli defechino addosso. Però sarebbe una novità: un piccione che caga in testa a un colombo.
Le mie Ricette : Pollo al Curry
Ingredienti (per 4
persone):
600g di pollo
mezza
cipolla
olio
di semi
mezzo
litro di brodo (se di pollo, meglio ancora!)
curry
sale
-per
accompagnare il pollo al curry:
200g
di riso thay
In una padella
rosolate la cipolla con l’olio di semi. Aggiungete il pollo a pezzetti (o striscioline, come
preferite). Aggiungete il curry, il sale ed il brodo. Coprite e
fate cuocere dieci minuti, dopodichè scoprite il pollo al curry e lasciate
asciugare. Servite il pollo al curry con il riso
thay
giovedì 5 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
L'antidoto dei play-off ai traditori del pallone
Dunque sarebbe andata così. Gli ultrà del Bari si accorgono che i giocatori, praticamente retrocessi, vendono le partite. Ma anziché redarguirli o denunciarli si mettono in affari con loro. Scommettono contro la propria squadra del cuore.
E per farlo non scelgono una partita qualsiasi. Scelgono il derby col Lecce.
Provo a immaginarmi mentre scommetto contro il Toro in un derby e al solo pensiero vengo sopraffatto da brividi di sgomento per un simile atto contro natura. E questi sarebbero dei tifosi? I tifosi del Bari, quelli veri, entrano allo stadio ignari. Par di vederli prendere posto sui gradini con i figli appesi a bandieroni più grandi di loro. «Papà, oggi vinciamo, vero?». E in quella domanda risuona ancora una fiducia totale nell’andamento lineare del mondo. Comincia la partita e le cose per il Bari si mettono male: il Lecce segna un gol. Ma si può sempre rimontare, niente è più bello di un derby vinto in rimonta. Poi il leccese Jeda spara un cross innocuo in mezzo all’area barese e il difensore Andrea Masiello si avventa sul pallone a gambe sguainate. Col primo piede lo manca, ma lo colpisce col secondo. E come lo spigolo di un flipper lo sospinge in fondo alla rete.
Un autogol talmente sguaiato da sembrare sincero persino ai telecronisti più sgamati. Masiello perfeziona l’inganno con gesti da attore consumato: prima si butta all’indietro e poi si siede per terra, la testa reclinata sulle ginocchia. È una réclame della disperazione. Penso al bambino col bandierone sugli spalti, alle sue lacrime irrefrenabili, perché tutti i maschi da piccoli hanno pianto una volta alla fine di un derby perduto e per molti di loro - di noi - è stato il primo appuntamento con la durezza della vita e dei suoi verdetti spesso incomprensibili.
In questo caso il verdetto è truccato. Il difensore infame ha preso duecentotrentamila euro per «cristallizzare» il risultato, come egli stesso ammette con linguaggio assurdamente forbito nella confessione controfirmata davanti agli inquirenti. Duecentotrentamila euro per far piangere tanti bambini e far guadagnare tanti soldi agli ultrà e ai compagni di squadra coinvolti nella truffa. E pare che non finisca qui. Grazie alla vittoria «cristallizzata» da Masiello, il Lecce infatti è salvo con una giornata di anticipo e alcuni suoi giocatori possono tranquillamente vendersi l’ultima di campionato contro la Lazio. Questa, almeno, la convinzione della magistratura. Sta di fatto che il giorno dopo l’allenatore del Lecce straccia il contratto e se ne va senza dare spiegazioni. Le scommesse nel calcio sono come il doping nel ciclismo: molti le praticano, tutti lo sanno, nessuno ne parla. Lo chiamano «quieto vivere», ma il suo nome vero è «omertà».
A questo punto dovrebbe partire il pistolotto moralista contro il pallone, specchio e metafora di una società avida e sregolata: Masiello come i broker di Wall Street. Il quadro è disperante, perché a vario titolo coinvolge tutti gli attori (è il caso di dirlo): giocatori, allenatori, dirigenti e ultrà. Un sistema di professionisti cinici che campa sulle spalle di alcuni milioni di creduloni che continuano a pagare il biglietto o l’abbonamento televisivo per nutrirsi di emozioni sempre più edulcorate. Ma in attesa dell’illuminazione collettiva che cambierà la natura umana - o semplicemente dell’esplosione di questo giocattolo gonfiato da troppi soldi, partite, interessi - mi permetto di proporre una soluzione che ai ladri toglierebbe, se non la voglia, almeno l’occasione per rubare. I playoff.
Un campionato a sedici squadre che finisca a Pasqua e poi lasci il posto a due tornei a eliminazione diretta: fra le prime otto per lo scudetto e fra le ultime otto per la salvezza. Così tutte le sfide di primavera diventerebbero decisive e sarebbe molto difficile architettare giochi sporchi. La condizione ideale per la truffa è che una delle due squadre, come il Bari di Masiello in quel derby, non abbia più stimoli sportivi. Solo i playoff garantiscono la par condicio. La garantiscono prima, quando le partite contano poco. E dopo, quando contano troppo, ma sempre per entrambi.
Certo, che pena. Mi torna alla mente l’ultima intervista a Giorgio Bocca in casa sua. Dopo averlo sentito enumerare per due ore le nefandezze del mondo, gli chiesi: ma secondo te esiste ancora qualcosa di pulito in cui credere? Gli occhi di Bocca si illuminarono: «Oh sì! Un bicchiere di vino rosso e una bella partita in tv». Come tutti i vecchi, era tornato bambino. Non ebbi il coraggio di rovinargli l’incanto, suggerendogli di circoscrivere i suoi sogni di purezza al vino.
Tratto da : http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1154&ID_sezione=56
E per farlo non scelgono una partita qualsiasi. Scelgono il derby col Lecce.
Provo a immaginarmi mentre scommetto contro il Toro in un derby e al solo pensiero vengo sopraffatto da brividi di sgomento per un simile atto contro natura. E questi sarebbero dei tifosi? I tifosi del Bari, quelli veri, entrano allo stadio ignari. Par di vederli prendere posto sui gradini con i figli appesi a bandieroni più grandi di loro. «Papà, oggi vinciamo, vero?». E in quella domanda risuona ancora una fiducia totale nell’andamento lineare del mondo. Comincia la partita e le cose per il Bari si mettono male: il Lecce segna un gol. Ma si può sempre rimontare, niente è più bello di un derby vinto in rimonta. Poi il leccese Jeda spara un cross innocuo in mezzo all’area barese e il difensore Andrea Masiello si avventa sul pallone a gambe sguainate. Col primo piede lo manca, ma lo colpisce col secondo. E come lo spigolo di un flipper lo sospinge in fondo alla rete.
Un autogol talmente sguaiato da sembrare sincero persino ai telecronisti più sgamati. Masiello perfeziona l’inganno con gesti da attore consumato: prima si butta all’indietro e poi si siede per terra, la testa reclinata sulle ginocchia. È una réclame della disperazione. Penso al bambino col bandierone sugli spalti, alle sue lacrime irrefrenabili, perché tutti i maschi da piccoli hanno pianto una volta alla fine di un derby perduto e per molti di loro - di noi - è stato il primo appuntamento con la durezza della vita e dei suoi verdetti spesso incomprensibili.
In questo caso il verdetto è truccato. Il difensore infame ha preso duecentotrentamila euro per «cristallizzare» il risultato, come egli stesso ammette con linguaggio assurdamente forbito nella confessione controfirmata davanti agli inquirenti. Duecentotrentamila euro per far piangere tanti bambini e far guadagnare tanti soldi agli ultrà e ai compagni di squadra coinvolti nella truffa. E pare che non finisca qui. Grazie alla vittoria «cristallizzata» da Masiello, il Lecce infatti è salvo con una giornata di anticipo e alcuni suoi giocatori possono tranquillamente vendersi l’ultima di campionato contro la Lazio. Questa, almeno, la convinzione della magistratura. Sta di fatto che il giorno dopo l’allenatore del Lecce straccia il contratto e se ne va senza dare spiegazioni. Le scommesse nel calcio sono come il doping nel ciclismo: molti le praticano, tutti lo sanno, nessuno ne parla. Lo chiamano «quieto vivere», ma il suo nome vero è «omertà».
A questo punto dovrebbe partire il pistolotto moralista contro il pallone, specchio e metafora di una società avida e sregolata: Masiello come i broker di Wall Street. Il quadro è disperante, perché a vario titolo coinvolge tutti gli attori (è il caso di dirlo): giocatori, allenatori, dirigenti e ultrà. Un sistema di professionisti cinici che campa sulle spalle di alcuni milioni di creduloni che continuano a pagare il biglietto o l’abbonamento televisivo per nutrirsi di emozioni sempre più edulcorate. Ma in attesa dell’illuminazione collettiva che cambierà la natura umana - o semplicemente dell’esplosione di questo giocattolo gonfiato da troppi soldi, partite, interessi - mi permetto di proporre una soluzione che ai ladri toglierebbe, se non la voglia, almeno l’occasione per rubare. I playoff.
Un campionato a sedici squadre che finisca a Pasqua e poi lasci il posto a due tornei a eliminazione diretta: fra le prime otto per lo scudetto e fra le ultime otto per la salvezza. Così tutte le sfide di primavera diventerebbero decisive e sarebbe molto difficile architettare giochi sporchi. La condizione ideale per la truffa è che una delle due squadre, come il Bari di Masiello in quel derby, non abbia più stimoli sportivi. Solo i playoff garantiscono la par condicio. La garantiscono prima, quando le partite contano poco. E dopo, quando contano troppo, ma sempre per entrambi.
Certo, che pena. Mi torna alla mente l’ultima intervista a Giorgio Bocca in casa sua. Dopo averlo sentito enumerare per due ore le nefandezze del mondo, gli chiesi: ma secondo te esiste ancora qualcosa di pulito in cui credere? Gli occhi di Bocca si illuminarono: «Oh sì! Un bicchiere di vino rosso e una bella partita in tv». Come tutti i vecchi, era tornato bambino. Non ebbi il coraggio di rovinargli l’incanto, suggerendogli di circoscrivere i suoi sogni di purezza al vino.
Tratto da : http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1154&ID_sezione=56
martedì 3 aprile 2012
Barzelletta
Al liceo, primo giorno di scuola, due compagni di banco.
Uno fa all'altro: " Per chi tifi? ".
" Tifo per il TORO. Mio bisnonno era granata, mio nonno era granata, mio padre era granata e cosi anche io sono granata! ".
" Ma che discorsi sono questi? ! E se tuo bisnonno fosse stato un ladro, tuo nonno un ladro, tuo padre un ladro, allora tu cosa saresti? ".
L' altro ci pensa un attimo, colpito dal ragionamento dell amico.
Poi ammette: " Beh, credo che allora sarei della J**e! ".
Uno fa all'altro: " Per chi tifi? ".
" Tifo per il TORO. Mio bisnonno era granata, mio nonno era granata, mio padre era granata e cosi anche io sono granata! ".
" Ma che discorsi sono questi? ! E se tuo bisnonno fosse stato un ladro, tuo nonno un ladro, tuo padre un ladro, allora tu cosa saresti? ".
L' altro ci pensa un attimo, colpito dal ragionamento dell amico.
Poi ammette: " Beh, credo che allora sarei della J**e! ".
lunedì 2 aprile 2012
Le mie Ricette : Blinis al Salmone
Ingredienti
150 gr di farina
100 gr di farina integrale
1 cucchiaio di lievito per rustici
3 albumi
125 ml di yogurt magro
200 ml di latte tiepido
1 pizzico di sale
q.b. di burro
150 gr di farina
100 gr di farina integrale
1 cucchiaio di lievito per rustici
3 albumi
125 ml di yogurt magro
200 ml di latte tiepido
1 pizzico di sale
q.b. di burro
Preparazione
-Montate a neve ferma gli albumi.
-Mettete lo yogurt magro, il latte appena tiepido in una terrina e mescolate.
-Quindi unite le farine setacciate con il lievito, poco alla volta, facendo attenzione a non formare grumi.
-Aggiustate di sale.
-Aggiungete gli albumi e uniteli a cucchiaiate al composto di latte, lavoratelo dal basso verso l'alto per evitare che le chiare si smontino.
-Lasciate riposare almeno 30 minuti (si può lasciare anche tutta una notte).
-Ungete di burro un tegamino antiaderente da 10-12 cm di diametro, quindi versatevi il composto a 2 cucchiai alla volta, allargando subito il composto e cuocete da entrambi i lati, ungendo ogni volta il tegamino.
-Lasciare riposare i blinis al caldo
-Farcire con salmone e un formaggio delicato (es. Robiola)
Costi della politica: alla Camera tagli a metà per gli ex presidenti
Dopo il Senato è arrivato anche il turno della Camera di tagliare i benefit concessi a vita agli ex presidenti, tra cui lussuosi uffici, quattro persone di segreteria, uso dell'auto blu per chi non ha la scorta, un forfait telefonico di 150 euro al mese e un carnet di viaggi a disposizione. Peccato però che i tagli non decorreranno per tutti allo stesso modo. Confermando che le intenzioni della politica di adeguarsi al clima di rigore che la situazione economico-finanziaria impone continuano a restare solo proclami di facciata. Un'accusa alla quale ha cercato di sottrarsi il più recente degli ex-presidenti, Pier Ferdinando Casini, annunciando di rinunciare da subito ai privilegi.
L'escamotage
A Montecitorio la notizia è già diventata un caso, scatenando numerose polemiche. Perchè se il Senato era stato rigoroso stabilendo lo stop ai benefit per tutti dopo dieci anni dalla cessazione dall'incarico; la Camera non ha mostrato la stessa coerenza, consentendo a tre ex, Violante, Bertinotti e Casini, di mantenere lo status e i benefit addirittura fino al 2023, mentre Ingrao e la Pivetti avranno un anno di tempo per fare gli scatoloni. Una situazione che non depone a favore dei parlamentari,accusati da più parti di aver attuato solo dei tagli di facciata ai costi della politica. Anche in questo caso si è infatti ricorso a uno stratagemma. La nuova norma prevede infatti lo stop ai benefit dopo "dieci anni dalla data di cessazione dalla carica di presidente". Ma con una postilla. "Per quanto riguarda la situazione degli attuali ex presidenti, le predette attribuzioni sono riconosciute per un periodo di dieci anni a decorrere dall'inizio della prossima legislatura", ovvero dal 2013, "a condizione che gli stessi continuino ad esercitare il mandato nella presente legislatura o abbiano esercitato l'ultimo mandato parlamentare nella precedente". È l'escamotage che consente di mantenere fino al 2023 i benefit (tra cui un ufficio con quattro addetti, auto quando occorre e plafond di ticket aerei) a Violante (dieci anni scaduti nel 2011), Casini (scadranno nel 2016) e Bertinotti (nel 2018).
Le spese pazze per carta, colla e quadri
Una polemica che riaccende dunque i fari sui privilegi dei nostri parlamentari e sugli sprechi della politica. Per esempio, alla Camera, una volta al mese vengono destinati a ciascun deputato circa duemila fogli di carta intestata con relativa busta (quindi 24 mila in un anno). Oltre alla consegna di sei gomme ogni tre mesi e di 10 dvd e 20 cd come supporti per la trasmissione di materiale informatico. Voci che hanno fatto lievitare a un milione di euro circa, per il 2012, la spesa annua per "carta, cancelleria e materiali di consumo d'ufficio". Ma a sorprendere è anche il litro di colla liquida all'anno che i commessi consegnano agli onorevoli. Senza contare i 370mila euro che la Camera spenderà nel 2012 per "conferenze, manifestazioni e mostre". Una spesa alla quale va sommata quella da 150mila euro l'anno per opere d'arte da mantenere o da acquistare.
E nel 2012 sono previsti anche 600mila euro per "spese postali". Infine, anche se ogni documento è ormai reperibile sul sito della Camera, qualsiasi atto parlamentare, ordine del giorno, emendamento, ddl, interrogazione o interpellanza viene stampato su carta. Con il risultato che quest'anno verranno spesi 7 milioni 150 mila euro per i "servizi di stampa degli atti parlamentari". Una dimostrazione che i tanto paventati tagli ai costi della politica rischiano di restare sulla carta o quantomeno di rimanere solo dei proclami di facciata, come nel caso dei tanto pubblicizzati tagli agli stipendi dei deputati poi rivelatisi una bufala, nonostante il clima di rigore e di sacrificio generale che richiederebbe invece un serio cambio di rotta in questo senso.
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