giovedì 7 marzo 2013
martedì 5 marzo 2013
1878, il primo Conclave "italiano"
Il primo conclave dell’Italia unita fu convocato alla morte del papa Pio IX, avvenuta a Roma il 7 febbraio 1878. Alcuni cardinali, come l'arcivescovo di Westminster Henry Edward Manning, proposero di svolgere il conclave fuori da Roma e addirittura fuori dall’Italia, considerata un territorio ostile alla Chiesa cattolica. Tuttavia il conclave fu convocato nella Cappella Sistina in Vaticano; si svolse in soli due giorni, dal 19 al 20 febbraio, durante i quali furono effettuati tre scrutini effettuati dai sessantaquattro cardinali convenuti.
Il periodo storico era particolarmente delicato e i cardinali si trovarono a dover affrontare numerosi problemi legati al contesto politico del neonato Regno dell’Italia unificata.
Anzitutto, vi erano due fazioni schierate, l’una a favore dell’elezione di un papa che continuasse la linea adottata da Pio IX, che aveva rifiutato di riconoscere il Regno e non aveva accettato la legge delle guarentigie; l’altra era invece su posizioni più liberali, a favore del fatto che il nuovo papa potesse lavorare per la riconciliazione nazionale, ricomponendo la frattura Stato/Chiesa.
Da un punto di vista più strettamente religioso si era concluso da anni il Concilio Vaticano I, aperto nel 1868 e interrotto subito dopo la presa di Roma nel luglio del 1870, e le divisioni interne della Chiesa a seguito della proclamazione del dogma dell'infallibilità papale sancito in materia di fede e di morale agitavano la vita delle istituzioni ecclesiastiche.
È chiaro che, in questo clima, discussioni e conflitti si erano trasferiti nel conclave, ma furono come condensati e superati dalla fretta di avere un nuovo pontefice.
Nel giro di due giorni fu eletto papa il cardinale Vincenzo Gioacchino Pecci che assunse il nome di Leone XIII. Nominato camerlengo alla morte del cardinale Antonelli, la sua fama di prelato esperto ed equilibrato gli valse l'elezione al trono pontificio. Spirito colto, sensibile, meditativo egli alternò fasi di irrigidimento conservatore a fasi di politica aperta alle esigenze moderne e innovatrici. In un'allocuzione concistoriale del marzo 1878, Leone ribadì le ragioni della Santa Sede, ma con un tono meno aspro di quello del suo predecessore, tanto che parve aprirsi la possibilità di una qualche conciliazione con il Regno.
Questa fu tuttavia subito compromessa dall'atteggiamento anticlericale delle forze politiche di governo; Leone XIII, confidando sull’opinione pubblica cattolica internazionale, cercò di tenere viva la questione romana e, nel biennio 1880-82, tentò di ottenere, mediante l'appoggio delle potenze straniere, una restaurazione del potere temporale; ma la manovra fallì, poiché la stipulazione della Triplice Alleanza mise al sicuro l’Italia anche da possibili iniziative ostili da parte dell’Austria. D’altronde erano migliorati anche i rapporti con la Germania dove Bismarck, per motivi di politica interna, aveva parzialmente mitigato la sua politica anticattolica.
Le speranze di conciliazione dunque svanirono per una ripresa di anticlericalismo e vari indirizzi di laicizzazione della vita interna italiana e per tutti gli anni successivi Leone XIII non riuscì a ottenere un miglioramento dei rapporti della Chiesa con l’Italia.
Tratto da: http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/conclave-22893/
domenica 3 marzo 2013
Torino - Palermo 0-0 * Il Pagellone
Gillet S.V.
Darmian 6 Glik 6.5 Rodriguez 6.5 Masiello 6
Brighi 6 Gazzi 6
Cerci 6 Bianchi 6.5 Barreto 5 Vives 6
Subentrati:
Santana 6
Meggiorini 5.5
D'ambrosio S.V.
venerdì 1 marzo 2013
I grandi vecchi
In questi giorni burrascosi ma intrisi finalmente di energia giovane
si stagliano come lame di luce i gesti di due anziani. Il primo lo
compirà stasera Joseph Ratzinger. L’hobbit del Signore degli Anelli. Con
le sue dimissioni rammenta - temo invano - ai mestatori di Curia
ubriachi di potere che il vero eroe non è chi conquista un tesoro, ma
chi trova il coraggio di gettarlo via. Il secondo gesto lo ha compiuto
ieri Napolitano, rifiutandosi di incontrare il capo tedesco della
sinistra, la sua stessa parte politica, che aveva definito «clown»
Grillo e Berlusconi, dando per estensione dei pagliacci ai milioni di
italiani che li hanno appena votati. Ignoro cosa pensi in cuor suo
Napolitano di Grillo e Berlusconi, anche se posso immaginarlo. Ma col
suo scatto ha voluto difendere qualcosa di più grande, la dignità di un
Paese. Un valore ignoto a tanti suoi compatrioti addestrati da millenni
di invasioni a tenere curva la schiena. Mio padre, che se fosse vivo gli
sarebbe coetaneo, avrebbe fatto la stessa cosa.
La rottamazione che in tanti invochiamo non chiede la carta di identità. Anziani come Ratzinger, come Napolitano, come l’esercito di nonni che tiene in piedi le famiglie squassate dalla crisi sono figure insostituibili di un presepe sociale sano. Non è contro di loro che è montata la rabbia popolare, ma contro chi ha sempre solo parlato, promesso, auspicato e mai fatto. La vita è un film muto. Contano i gesti, non i fiati. Gli sguardi stanchi ma fieri di un Papa e di un Presidente a fine carriera non hanno bisogno di troppe spiegazioni. Si impongono con la forza dirompente dell’esempio che dona loro quell’autorevolezza senza la quale si vanifica qualsiasi autorità.
Tratto da: http://www.lastampa.it/2013/02/28/cultura/opinioni/buongiorno/i-grandi-vecchi-2Uk0GYtPhnbzk8Vtqd9iDO/pagina.html
La rottamazione che in tanti invochiamo non chiede la carta di identità. Anziani come Ratzinger, come Napolitano, come l’esercito di nonni che tiene in piedi le famiglie squassate dalla crisi sono figure insostituibili di un presepe sociale sano. Non è contro di loro che è montata la rabbia popolare, ma contro chi ha sempre solo parlato, promesso, auspicato e mai fatto. La vita è un film muto. Contano i gesti, non i fiati. Gli sguardi stanchi ma fieri di un Papa e di un Presidente a fine carriera non hanno bisogno di troppe spiegazioni. Si impongono con la forza dirompente dell’esempio che dona loro quell’autorevolezza senza la quale si vanifica qualsiasi autorità.
Tratto da: http://www.lastampa.it/2013/02/28/cultura/opinioni/buongiorno/i-grandi-vecchi-2Uk0GYtPhnbzk8Vtqd9iDO/pagina.html
giovedì 28 febbraio 2013
martedì 26 febbraio 2013
domenica 24 febbraio 2013
Cagliari - Torino 4-3 * Il Pagellone
Gillet 6
Darmian 6.5 Glik 6.5 Ogbonna 4 Masiello 6
Vives 6 Gazzi 7
Cerci 7.5 Bianchi 6.5 Barreto 5.5 Stevanovic 6
Subentrati:
Birsa S.V.
Diop S.V.
Menga S.V.
Reti:
Cerci Stevanovic Bianchi
Assist:
Cerci, Darmian
sabato 23 febbraio 2013
Impopolare
Cari elettori, mi chiamo Parlante Grillo, ma non sono parente né candidato, quindi posso concedermi il lusso di sussurrare alcune scomodità. Tutti coloro che ci chiedono il voto, chi più chi meno, usano lo stesso trucco: farci credere che noi siamo i buoni. I cattivi sono sempre gli altri e cambiano in base alla platea - si va dai comunisti ai commercialisti - ma si tratta di razze aliene. La più diffusa è quella dei politici, creature mostruose propagatesi prendendo a prestito i corpi di Fiorito e Lusi, le giacche di Formigoni e la grammatica di Scilipoti. Il messaggio è semplice: non è il sistema a essere marcio, ma chi lo guida. Basta mettere i buoni al posto dei cattivi e tutto cambierà.
C’è un punto però che mi lascia perplesso. A quanto ammonta l’esercito dei cattivi? I politici sono alcune migliaia, ma seppur famelici e infaticabili, non possono essere riusciti da soli a combinare questo guaio. Evasori, mafiosi, corruttori, affondatori d’imprese, ciechi che ci vedono, figli di, incapaci, figli di incapaci, burocrati inamovibili. Un aiutino da costoro (oltre che da chi li ha sempre votati ben sapendo chi erano) i cattivi lo avranno ricevuto? E siamo sicuri che in mezzo ai buoni non si annidi qualche esponente delle categorie succitate, magari quel signore che sta gridando «Morte alla Casta» e per gridarlo meglio ha lasciato l’auto nel posto riservato ai disabili? Non suggerisco di astenersi o di scappare all’estero, ma di dare un voto adulto: senza deleghe in bianco e senza illusioni che non siano quella di cambiare un po’ l’aria nelle stanze chiuse del potere. Senza dimenticare che nel bene e nel male voteremo degli italiani: come loro, ma anche come noi.
Tratto da: http://www.lastampa.it/2013/02/23/cultura/opinioni/buongiorno/impopolare-uiMZrUn0JNbDU0KvFHxbUI/pagina.html
domenica 17 febbraio 2013
Torino - Atalanta 2-1 * Il Pagellone
Gillet 5.5
Darmian 6 Glik 6 Ogbonna 6 Masiello 6
Vives 6 Gazzi 6
Cerci 7 Bianchi 6.5 Barreto 6 Stevanovic 5.5
Subentrati:
Birsa 6.5
Jonathas S.V.
Meggiorini S.V.
Reti:
Cerci Birsa
Assist:
Cerci
martedì 12 febbraio 2013
Che tu sia Benedetta
Cara immarcescibile mammina, ti scrivo per relazionarti sulle ultime notizie provenienti da Roma. Non alludo alla campagna elettorale di quel pittoresco Paese, dove un tuo quasi coetaneo che va dallo stesso parrucchiere di Elton John si candida per la sesta volta a governare i suoi telespettatori, nonostante abbia collezionato più gaffe del mio daddy e non si stanchi di inanellare doppi sensi da pub sulle signore, fra gli applausi di una platea di berluscloni strozzati dentro orrendi cravattoni. Mi riferisco, o presenza stabile - stabilissima - della mia vita, a quanto accade dall’altra parte del Tevere, nel regno di quel monarca colto con cui condivido la passione per la natura. Il Papa, the Pope. Anzi, ex: un prefisso di appena due lettere che sto invano cercando di insegnarti dal 26 luglio 1966, il giorno ahimè lontanissimo in cui raggiunsi la maggiore età e mi preparai a salire di grado.
Benedetto XVI si è dimesso perché gli mancano le forze. Uno spunto di riflessione interessante, non trovi, dear mom? In Italia la politica e l’università pullulano di stremati che si dimetterebbero volentieri se solo il senso di responsabilità e lo spirito di servizio non li obbligassero contro qualsiasi interesse personale a rimanere. E quel signore diversamente educato di cui ti parlavo, perse le elezioni, potrebbe persino accontentarsi della sede vacante e farsi eleggere papa col nome di Pio Tutto. Ma, per venire a noi, non sarebbe wonderful se il capo della chiesa anglicana, che mi pare sia tu, rispondesse al Vaticano colpo su colpo, dimissione su dimissione? Pensaci, mamma Elizabeth. Il tuo Charles, principe di tutti i precari in stand by del mondo.
Tratto da: http://www.lastampa.it/2013/02/12/cultura/opinioni/buongiorno/che-tu-sia-benedetta-NWzBiJTimIO8s8yMz3gA9M/pagina.html
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